Quattro
sono le porte che, dalle mura Aureliane immettono nel Municipio: Flaminia,
Pinciana, Salaria, Nomentana. La storia di queste porte ha origine nel terzo secolo dell’era volgare, (272 – 273 d. C.) quando l’imperatore Aureliano cinse l’intera città di un ampio giro di mura, per una lunghezza di 19 chilometri, con quindici porte. |
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![]() Porta del Popolo |
La
porta Flaminia, più nota come Porta del Popolo, che per
diversi secoli del 1° millennio si chiamò porta
S. Valentino, è stata negli ultimi cinquecento anni il massimo ingresso
in città per chi veniva da nord seguendo la via Francigena (Cassia) e
Romea (Flaminia). All’interno
per chi la guarda da piazza del Popolo, trionfa una scena barocca, disegnata
nel 1655 da Gian Lorenzo Bernini su commissione di Papa Alessandro VII
Chigi per l’ingresso a Roma della regina Cristina di Svezia, che abdicando
si era convertita al Cristianesimo. Porta
Pinciana dava accesso alla via Salaria
antica, oggi in via Pinciana . E’ una porta disadorna, ma è interessante
per una caratteristica militare: il generale bizantino Belisario, il cui
busto è incastonato nelle mura, la ricostruì dopo la distruzione ad opera dei Goti, ed ebbe un accorgimento ancora visibile:
l’arco d’ingresso, serrato tra due torri, fu posto di sbieco rispetto
all'asse delle mura, in modo che l'invasore a piedi o a cavallo, scoprisse
il fianco coperto dallo scudo, dovendo improvvisamente svoltare per l'entrata.
Porta
Salaria semidistrutta
dai bombardamenti del 20 settembre, unica porta del recinto Aureliano
ad essere stata demolita, per ben due volte, è stata definitivamente
cancellata dalla storia nel 1927. Dopo
il 1870 fu ricostruita come era, con le
due torri accanto ad un semplice arco. Nel 1921 fu totalmente demolita
e al suo posto, nacque piazza Fiume. Porta Pia,
nei pressi di Porta Nomentana (chiamata per molto tempo Porta S. Agnese),
deve la sua fama moderna al noto fatto d'armi che, il 20 settembre 1870
ha dato all'Italia Roma capitale. La
porta è una struttura fortificata, con un cortile interno. La parte interna
è uno degli ultimi lavori di Michelangelo che la progettò per volere di
Papa Pio IV Medici nel 1560. I suoi ornamenti segnano l’inizio del barocco.
La parte esterna che guarda alla via Nomentana, voluta da Pio IX, fu eretta dal suo architetto, Virginio Vespignani e fu ornata da due statue ottocentesche, che indicano le due maggiori catacombe che si possono visitare uscendo su via Nomentana: l’una indica le catacombe di Santa Agnese l’altra le catacombe di S. Alessandro papa situate al 14.mo chilometro della stessa via Nomentana. |
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![]() Porta Pinciana |
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![]() Porta Pia |
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![]() Galleria Nazionale d'Arte Moderna |
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L’insediamento intensivo e l’urbanizzazione di questi quartieri del Municipio inizia ai primi del ‘900.
Il viale,
oggi denominato viale Bruno Buozzi, mise in comunicazione tutta la zona
costruita intorno a piazza Pitagora e piazza
Ungheria con via Flaminia. Con il
piano edilizio, redatto da Sanjust, approvato con R.D. del 30 marzo 1912,
si poterono salvare le aree verdi previste dal piano stesso: villa Borghese,
villa Chigi, villa Savoia e dei Monti Parioli. Tra il
1908 e il 1926 fu costruito il quartiere Coppedè, il cui nome deriva dall’omonimo
architetto fiorentino Gino Coppedè, che lo progettò per civili abitazioni.
Il cuore del quartiere è segnato dalla originale prospettiva della via Diagonale (oggi
via Doria). Sotto
un massiccio arco ribassato tra due palazzi, detto “arco Ambasciatori”,
serrato tra due torri cariche di ornamento eclettici,
si può ammirare un enorme lampadario di ferro battuto. Tra via
Nomentana e Corso Trieste si sviluppò un’edilizia fatta di palazzine borghesi,
nascoste nel verde; più tardi fu realizzata viale Eritrea. Gli anni
‘ 50 videro il grande boom edilizio soprattutto
nella zona dei Parioli. Comunque tutta l’edilizia
degli anni fra il ’42 e il ‘ 60 procedette con la tecnica dei saldamenti,
quartiere con quartiere, attraverso strade ed infrastrutture urbanistiche
primarie. Si salvò
Villa Ada che, con il piano del 1931 venne vincolata a parco privato in quanto residenza della famiglia
reale. Villa
seicentesca, fatta costruire lungo l’antica via consolare come sede del
Collegio Irlandese in un territorio ricco di siti archeologici
e di catacombe. Risistemata
agli inizi dell’800 con gusto neoclassico da
Luigi Pallavicini, il parco presentava viali regolari nei pressi del Casinò
nobile (Casinò Pallavicini). Nel 1872
la villa fu acquistata dal re Vittorio Emanuele II, che la destinò a riserva
di caccia facendovi costruire vari immobili, al fine di accogliere la
famiglia reale e la corte, tra cui la residenza reale e una torre di stile
neogotico ( con un'abbondanza di decorazioni, teste di cavallo in stucco
e stemmi Savoia), che doveva mascherare un serbatoio, mentre altri edifici
rurali vennero ampliati e trasformati per ospitare
le scuderie, costruite da Emilio Richter, direttore dei parchi reali.
La tenuta è stata trasformata, sotto Vittorio Emanuele II, in un grandioso
parco all’inglese, arricchito da numerose piante ed alberi, con l’inserimento
di due laghi, poi prosciugati, di voliere e serre per le piante esotiche.
La villa fu ceduta al conte svizzero Tellfner, che le diede il nome della
moglie Ada. Fu riacquistata
nel 1904 dai Savoia, che ne fecero la residenza
privata fino a Vittorio Emanuele III. Le olimpiadi
del 1960 sono strettamente collegate al progetto olimpico che prevede
l’edificazione di un intero quartiere: il Villaggio Olimpico.
Il 16
novembre 1994, il Municipio consegna l’area di parcheggio
del Villaggio Olimpico all’amministrazione comunale affinché si
inizino gli interventi preliminari alla costruzione dell’Auditorium.
L’Auditorium.
Progettato dall’ing.Piano contribuirà a far diventare Roma una delle capitali
mondiali della musica: con le sue tre “casse armoniche”, le tre sale coperte
e il grande semicerchio all’aperto, la cavea.
Durante
i lavori per la realizzazione dell’Auditorium sono venuti alla luce i resti di una grande villa suburbana che
è stata adeguatamente inserita nel complesso moderno dell’Auditorium grazie
ad una variante del progetto che prevede la valorizzazione degli scavi
e la creazione di un piccolo museo archeologico Nel 1995,
nella zona di Monte Antenne, viene inaugurata
la Moschea e il Centro Culturale islamico progettato dall’Arc. Paolo Portoghesi
che costituisce il centro islamico più grande di Europa. Il Municipio
II si potrebbe chiamare “la città delle ville”, grazie al notevole numero
di giardini e ville su tutto il territorio del Municipio. Esse sono:
Villa Glori, Villa Ada, Villa Albani Torlonia, Villa Chigi, Villa Giulia,
Villa Balestra, Villa Strohl-Fern, Villa Grazioli, Villa Poniatowsky,
Villa Leopardi, Villa Borghese, Villa Paganini, parco Virgiliano. |
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